Nuove Scoperte Archeologiche nel Delta del Nilo: 2.600 Anni di Storia

Innovazioni tecnologiche rivelano segreti sepolti della città di Buto

Scoperte Archeologiche nel Delta del Nilo

Recenti scoperte archeologiche nel delta del Nilo nord-occidentale, in Egitto, hanno rivelato una struttura misteriosa sepolta sotto le rovine di una città antica. Questo ritrovamento è avvenuto grazie a un progetto innovativo che ha utilizzato tecnologie di scansione avanzate, condotto da un team di esperti guidato dall’archeologo Mohamed Abouarab dell’Università di Kafrelsheikh. La città, che ha attraversato quasi 6.000 anni di storia, è conosciuta con diversi nomi: gli antichi egizi la chiamavano Per-Wadjet, in onore della loro dea serpente Wadjet; durante il periodo di dominazione greca, a partire dal 305 a.C., il sito assunse il nome di Buto; oggi, è noto con il nome arabo di Tell el-Fara’in, che si traduce in “Collina dei Faraoni”. Questo contesto storico rende il sito di Buto un obiettivo di grande interesse per gli archeologi e gli studiosi di storia antica.

Geometria del sito e disposizione del sondaggio ERT. Abouarab et al.,
Abouarab et al., Acta Geophys., 2026

La Storia di Buto e le Sfide Archeologiche

La storia di questa città è caratterizzata da un continuo ciclo di costruzione, distruzione e ricostruzione, che si è protratto fino al VII secolo d.C., quando il sito cadde in uno stato di abbandono. Gli strati di materiali accumulati dai vari occupanti nel corso dei secoli rendono Buto un obiettivo di grande interesse per gli archeologi. Tuttavia, le difficoltà legate ai depositi di fango, alle acque sotterranee e alle dimensioni del sito hanno reso gli scavi tradizionali particolarmente complessi. Le sfide affrontate dagli archeologi includono:

  • Depositi di fango che ostacolano l’accesso ai livelli più profondi
  • Acque sotterranee che complicano le operazioni di scavo
  • Dimensioni estese del sito che richiedono tecniche di indagine innovative

Innovazione Tecnologica nella Ricerca Archeologica

L’innovazione tecnologica ha giocato un ruolo cruciale in questa ricerca. Utilizzando radar satellitare e tomografia di resistività elettrica (ERT), il team di Abouarab ha potuto analizzare gli strati sotterranei e identificare potenziali aree di interesse. Attraverso immagini fornite dal radar satellitare Sentinel-1 nel 2018, sono state individuate anomalie significative sulla superficie del sito, suggerendo la presenza di strutture sepolte e giustificando ulteriori indagini. Questa combinazione di tecnologie ha permesso di ottenere risultati senza precedenti nella comprensione della storia di Buto.

La Tecnologia di Scansione Ha Rivelato una Struttura Misteriosa Seppellita Sotto un Antico Città Egiziana
Mappa 3D per l’area Kom C, l’intera regione sondato da ERT, i successivi strati di una sezione verticale per l’area scavata, e alcuni degli artefatti trovati nella piazza scavata. Abouarab et al.,
Abouarab et al., Acta Geophys., 2026

Scoperte e Analisi nel Sito di Kom C

Dopo aver selezionato 15 potenziali siti di interesse, denominati Kom C, il team ha proceduto con l’ERT. Sono stati posizionati 24 elettrodi in acciaio inossidabile lungo un cavo di 69 metri interrato in ciascuna area di studio. Questi elettrodi hanno inviato correnti elettriche nel terreno, permettendo di misurare la resistenza e la conducibilità del suolo, un processo simile a una scansione CT su larga scala, che ha fornito informazioni preziose sulla composizione del sottosuolo. Le analisi hanno prodotto 1.332 letture di resistività nel sito di Kom C, rivelando una struttura in mattoni di fango parzialmente sepolta, di dimensioni approssimative di 25 per 20 metri, situata a una profondità di 3-6 metri sotto strati di ceramiche rotte e macerie risalenti ai periodi romano e tolemaico, compresi tra il 332 a.C. e il 395 d.C.

Ritrovamenti e Implicazioni Religiose

Scavi successivi hanno confermato le scoperte effettuate tramite scansione. La struttura, risalente a circa 2.600 anni fa, appartiene al periodo Saite, l’ultima dinastia egiziana prima della conquista persiana nel 525 a.C. Durante gli scavi, gli archeologi hanno rinvenuto non solo i muri in mattoni di fango, ma anche una serie di amuleti e altri oggetti risalenti alla 26esima dinastia, tra cui una figura ibrida che combina elementi di un babuino, un falco e un Patikos, una divinità nano. Altri amuleti rappresentavano divinità egizie ben note, come Iside, Horus, Taweret e, naturalmente, la dea Wadjet di Buto. La presenza di questi artefatti spirituali ha portato gli archeologi a ipotizzare che l’edificio potesse avere una funzione religiosa, suggerendo che il sito potrebbe aver servito come tempio o complesso di servizi religiosi.

Prospettive Future e Ricerche in Corso

Questa iniziativa rappresenta un primo e significativo passo nell’applicazione delle tecniche di scansione, e Abouarab e il suo team intendono estendere ulteriormente le indagini a strati più antichi del sito. I risultati ottenuti dimostrano l’efficacia della combinazione di misurazioni geofisiche e dati di telerilevamento, fornendo una visione dettagliata della rilevazione di insediamenti sepolti in una regione complessa. I ricercatori suggeriscono che, oltre al tempio già noto, un altro tempio potrebbe rimanere sepolto sotto uno spesso strato di argilla, e intendono indagare ulteriormente attraverso misurazioni estensive in futuri studi. La ricerca è stata pubblicata nella rivista Acta Geophysica, contribuendo così al crescente corpo di conoscenze sull’archeologia egiziana e aprendo nuove strade per la comprensione della storia antica.