La stella che sta “mangiando” i suoi stessi pianeti: la prova fotografica del Telescopio James Webb

Le analisi spettroscopiche di Fan Liu (Monash University) rivelano anomalie chimiche nel sistema binario HD 119130: una delle due stelle ha inghiottito i propri pianeti rocciosi, alterando la propria composizione con dosi massicce di ferro e magnesio.

Una stella simile al Sole sta letteralmente divorando i propri pianeti, lasciando dietro di sé una scia di detriti chimici che ne tradisce l’appetito cosmico. Fan Liu, ricercatore della Monash University, ha coordinato un team internazionale che ha analizzato il sistema binario HD 119130 utilizzando gli occhi a infrarossi del Telescopio James Webb e i dati dei grandi osservatori terrestri. Il segnale è inequivocabile: una firma di ferro, magnesio e titanio troppo densa per essere naturale.

Non si tratta di una speculazione teorica. Circa un quarto delle stelle simili al nostro Sole mostra livelli anomali di metalli pesanti nella propria fotosfera, una prova schiacciante di “ingestione” planetaria. Nel caso di HD 119130, la stella compagna (che dovrebbe essere identica per composizione) risulta invece pulita. La differenza chimica tra le due gemelle è il “cadavere” di un mondo roccioso che è stato frammentato dalle forze mareali e poi risucchiato nelle viscere della stella. Il telescopio James Webb ha permesso di isolare la luce emessa dai gas surriscaldati durante l’impatto.

Le orbite dei pianeti non sono stabili come credevamo. Un’instabilità gravitazionale, forse causata dal passaggio di una stella vicina o dalla migrazione di un gigante gassoso, ha spinto i pianeti interni verso l’abisso termico. La stella non ha solo distrutto questi mondi, li ha digeriti, alterando per sempre la propria identità chimica. È un monito silenzioso sulla precarietà dei sistemi solari.

Nature – Research Paper: Twin stars reveal evidence of planetary ingestion

Monash University News: Study led by Fan Liu on planetary ingestion

James Webb Space Telescope (STScI): Webb’s view on stellar compositions and planetary debris