Ganimede: la luna più grande del Sistema Solare si sta riscaldando

Il mistero del campo magnetico di Ganimede risolto da un nuovo modello: la luna si sta ancora scaldando e il suo nucleo di ferro si sta formando ora

Ganimede, la luna più grande del sistema solare, sta violando le regole della fisica planetaria. Ha un diametro di quasi 5.300 chilometri, supera Mercurio per dimensioni, ma il suo vero primato è un altro: è l’unico satellite naturale a possedere un campo magnetico proprio. Un rompicapo che resiste dagli anni Novanta, da quando la sonda Galileo della NASA ne registrò l’intensità. I modelli classici hanno sempre imposto una scelta obbligata, un bivio logico ingestibile. Da un lato, gli studi sulla formazione planetaria indicano che Ganimede è nato “freddo”, accumulando ghiaccio e roccia troppo lentamente per fondere un nucleo metallico fin dalle sue origini. Dall’altro, i calcoli sulla dinamo magnetica funzionano solo presupponendo l’esatto contrario: un nucleo di ferro fuso formatosi 4,5 miliardi di anni fa, analogo a quello terrestre, che si sta gradualmente raffreddando. Entrambe le teorie non possono essere vere contemporaneamente. Kevin Trinh, planetologo del California Institute of Technology (Caltech), ha trovato una terza via (pubblicata nella rivista Science Advances). La risposta è racchiusa in un paradosso: il nucleo di Ganimede non è affatto antico, ma si sta formando adesso. La luna si sta scaldando, non raffreddando.

Attraverso simulazioni al computer, l’équipe di ricerca ha dimostrato che Ganimede potrebbe aver iniziato la sua vita come un ammasso freddo e indifferenziato. Il calore generato dal decadimento radioattivo delle rocce e dalle costanti forze mareali esercitate dall’immensa gravità di Giove avrebbe agito come un reattore a scoppio ritardato. Nel corso di miliardi di anni, l’interno del satellite ha iniziato a scaldarsi, innescando una liquefazione tardiva. Gocce di ferro fuso, mescolate a zolfo (una miscela chimica che fonde a temperature inferiori rispetto al ferro puro), avrebbero cominciato a separarsi dalla roccia solo in tempi geologici recenti, sprofondando lentamente verso il centro geometrico del corpo celeste. Questo colossale e continuo movimento verso l’interno muove il metallo liquido, generando la dinamo e, di conseguenza, lo scudo magnetico visibile ancora oggi. Una dinamo alimentata dal riscaldamento, un meccanismo mai osservato prima in nessun altro luogo del sistema solare. La vicina Callisto, simile per dimensioni e densità, è priva di campo magnetico proprio perché quel calore interno non ha mai raggiunto la soglia critica per avviare lo sprofondamento del ferro. Restano i limiti intrinseci di un’indagine basata su modelli matematici. Lo studio non cancella l’ipotesi del raffreddamento tradizionale, ma aggiunge uno scenario prima considerato impossibile. Per verificare se il cuore di Ganimede stia davvero colando a picco in questo momento, bisognerà attendere i dati della sonda JUICE dell’Agenzia Spaziale Europea, attualmente in viaggio verso le lune gioviane.

https://www.livescience.com/space/jupiter/the-solar-systems-largest-moon-may-be-heating-up-offering-clues-to-its-mysterious-origins