L’oro medievale era sepolto lungo la rotta desertica che collegava la città irachena di Kufa alla Mecca, nascosto sotto la sabbia a ridosso di una duna protettiva. Un’équipe di archeologi della Commissione per il Patrimonio dell’Arabia Saudita ha riportato alla luce un tesoro composto da monete d’oro risalenti a circa 1.200 anni fa, rinvenuto nel sito archeologico di Al-Asakir, una storica stazione di sosta nel nord del Paese. L’ipotesi più solida degli esperti indica che i preziosi siano stati occultati in tutta fretta da un pellegrino islamico di passaggio, probabilmente terrorizzato dall’imminente attacco di una banda di predoni.
Il ritrovamento consiste in un gruzzolo di dinari d’oro coniati durante l’epoca d’oro del Califfato Abbaside. Gli esami preliminari sulla purezza del metallo e sulle iscrizioni epigrafiche hanno permesso di collocare la sepoltura del tesoro verso la fine dell’VIII secolo o l’inizio del IX secolo d.C. I manufatti si trovavano all’interno di un piccolo contenitore di argilla parzialmente danneggiato dal tempo, interrato a debole profondità all’interno di un antico complesso residenziale in pietra che fungeva da caravanserraglio.
I manufatti sono stati rinvenuti lungo la celebre Darb Zubaida (la rotta di Zubaida), una monumentale via di pellegrinaggio intitolata alla sposa del califfo Harun al-Rashid. Questa autostrada del deserto era dotata di un’infrastruttura ingegneristica complessa per l’epoca: pozzi artificiali, stazioni di rifornimento, fortini militari e bacini idrici dislocati a intervalli regolari per permettere ai viandanti di sopravvivere ai mesi di cammino. Nonostante i presidi militari, il percorso restava bersaglio costante di imboscate da parte delle tribù nomadi locali.
Le prime analisi condotte sui reperti svelano dettagli significativi sulla circolazione monetaria del periodo medievale. I dinari d’oro presentano scritte in caratteri cufici che glorificano la dinastia regnante, ma l’aspetto più rilevante è la quasi totale assenza di usura sui bordi delle monete, segno che i pezzi erano freschi di conio o avevano circolato pochissimo prima di finire sotto terra. Le escavazioni nell’area di Al-Asakir hanno inoltre rivelato frammenti di ceramiche invetriate importate e utensili in vetro, confermando l’alto volume di ricchezza che transitava lungo questo corridoio desertico.
Il proprietario originario non è mai tornato a recuperare i suoi averi. Gli archeologi ipotizzano che il pellegrino sia stato catturato, ucciso o venduto come schiavo durante un assalto, lasciando il piccolo vaso d’argilla sepolto sotto il pavimento del caravanserraglio per oltre dodici secoli.
In parole molto semplici: milleduecento anni fa, un ricco pellegrino che viaggiava nel deserto verso la Mecca ha capito che stava per essere derubato dai banditi. Per non farsi derubare, ha nascosto un sacchetto pieno di monete d’oro sotto il pavimento di un rifugio. Il viaggiatore è probabilmente morto nell’attacco e le monete sono rimaste sepolte sotto la sabbia dell’Arabia Saudita fino a oggi, quando gli archeologi le hanno ritrovate ancora luccicanti.
