Il fiume San Juan scorre 300 metri sotto il canyon: le sue anse conservano un corso antico

Una foto scattata dalla Stazione Spaziale Internazionale mostra i Goosenecks nello Utah. Le curve si formarono prima che il sollevamento del Colorado Plateau spingesse il fiume a scavare in profondità.

Goosenecks San Juan River Utah 2020

Nel sud dello Utah, il fiume San Juan percorre 5,5 miglia, circa 8,9 chilometri, tra due punti che in linea retta distano appena 1,3 miglia, cioè 2,1 chilometri. Le sue anse strette e ripetute, note come goosenecks, sono state fotografate dalla International Space Station il 6 ottobre 2026: viste dall’alto, mostrano come un fiume possa conservare il tracciato di un paesaggio antico mentre scava un canyon nel terreno che si solleva.

La fotografia è stata scattata da un membro dell’equipaggio della Expedition 75. L’immagine, pubblicata dalla NASA, ritrae un tratto in cui il fiume sembra tornare sui propri passi, curvando attorno a strette lingue di terra e avvicinandosi più volte a luoghi già attraversati. La forma attuale del canyon si spiega con una storia iniziata quando il territorio era molto più pianeggiante.

In origine, il corso ancestrale del San Juan attraversava una vasta pianura dalla lieve pendenza, dove poteva sviluppare ampie curve. In un fiume meandriforme, l’acqua erode la sponda esterna delle anse e deposita sedimenti su quella interna, modificando gradualmente il percorso. Un esempio attuale di fiume che serpeggia su un territorio relativamente pianeggiante è il Mississippi.

In seguito, il Colorado Plateau si sollevò e cambiò il rapporto tra il fiume e il paesaggio. Secondo lo Utah Geological Survey, il sollevamento innalzò le sorgenti del San Juan e aumentò la pendenza del fiume, cioè il dislivello che perde lungo il suo corso. L’acqua acquistò velocità e capacità di erodere il letto: invece di abbandonare le curve già formate, il fiume le incise sempre più in profondità.

I geologi chiamano queste forme «meandri incassati». Le loro curve conservano la traccia del corso fluviale precedente, mentre la profondità del canyon riflette l’erosione successiva. La cronologia precisa è ancora discussa. Una delle ipotesi colloca una fase importante del sollevamento tra 15 e 20 milioni di anni fa, ma la storia dell’innalzamento del Colorado Plateau è complessa e continua a essere studiata. L’idea generale è che le curve si siano formate prima del canyon profondo.

Le rocce esposte lungo il fiume raccontano una storia ancora più remota. Più di 300 milioni di anni fa, la regione era occupata da un antico ambiente marino. Le variazioni del livello del mare contribuirono a depositare sedimenti che, nel tempo, si trasformarono in calcare, arenaria, siltite e scisto. Oggi questi strati formano le pareti e i pendii del canyon; tra le rocce delle sue parti inferiori e superiori ci sono quelle delle formazioni Paradox e Honaker Trail.

L’età delle rocce non coincide con quella del canyon: il San Juan ha scavato il proprio corso attraverso materiali che custodivano già centinaia di milioni di anni di storia geologica. Nel Goosenecks State Park, il fiume scorre circa 300 metri sotto il punto panoramico. Le sue anse allungano il percorso, pur consentendogli di avanzare di poco verso ovest nel viaggio verso il lago Powell. Per approfondire la geologia del luogo, consulta la scheda sui Goosenecks del fiume San Juan.

Il paesaggio cambia aspetto anche dopo il tramonto. Nel 2021 il Goosenecks State Park è stato designato International Dark Sky Park. La posizione remota e gli ampi orizzonti permettono di osservare corpi celesti poco visibili sotto cieli più luminosi. DarkSky International segnala che, anche senza telescopio, si possono vedere l’Ammasso Doppio di Perseo e la nube stellare Messier 24.

Di giorno, i visitatori guardano nel canyon e nelle rocce che rivelano il passato della Terra; di notte, osservano il cielo. Dallo spazio, invece, le anse del San Juan si ricompongono in un unico disegno: il tracciato di un’antica via d’acqua, inciso in profondità in un paesaggio in trasformazione.

Crediti immagine: NASA/ISS Crew Earth Observations Facility e Earth Science and Remote Sensing Unit, Johnson Space Center. Fotografia dell’astronauta ISS075-E-188830, scattata da un membro dell’equipaggio della Expedition 75 il 6 ottobre 2026.

Fonte: earth.com

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