L’impiego della fisica delle particelle applicata all’archeologia sta riscrivendo la mappa delle necropoli egizie. Recenti scansioni condotte con la tecnologia dei muoni cosminici — particelle subatomiche derivanti dall’interazione dei raggi cosmici con l’atmosfera terrestre — hanno evidenziato un’anomalia densimetrica significativa in una sezione precedentemente ritenuta solida della Valle dei Re. I dati, derivanti dall’analisi dei flussi di particelle che attraversano la roccia calcarea, indicano la presenza di un vuoto strutturale di circa 15 metri di lunghezza, situato a una profondità tale da escludere crolli naturali o fessurazioni geologiche note.
Per visualizzare come gli scienziati abbiano “visto” attraverso la roccia, immaginiamo che la montagna sia come un enorme panettone e i muoni siano come dei minuscoli proiettili invisibili che piovono dal cielo. Questi proiettili attraversano facilmente l’impasto soffice (la roccia meno densa), ma vengono rallentati dai canditi (la roccia solida). Se in un punto i sensori rilevano che arrivano troppi “proiettili” tutti insieme e molto velocemente, significa che in quel punto non c’è impasto: c’è un buco, una stanza vuota rimasta sigillata per millenni che i muoni hanno “fotografato” per noi.
La precisione della tomografia muonica permette oggi di mappare l’invisibile senza interventi invasivi, preservando l’integrità del sito archeologico. Questa “camera fantasma”, la cui firma termica e densimetrica non corrisponde a nessuna struttura documentata, apre scenari inediti sulla collocazione di sepolture regali ancora inviolate. L’integrazione di questi dati con la geofisica di superficie suggerisce che il corridoio possa condurre a un ambiente cerimoniale di epoca ramesside, spostando il confine della ricerca archeologica verso una dimensione puramente tecnologica e non distruttiva.
