Gli scienziati hanno riattivato un cervello congelato: spegnere e riaccendere la mente è possibile?

Neuroni di topo tornano attivi dopo vetrificazione a −196 °C, mantenendo segnali elettrici e plasticità sinaptica, aprendo nuove prospettive sulla conservazione cerebrale

Un recente studio sperimentale ha dimostrato che porzioni di tessuto cerebrale di topo possono essere portate a temperature criogeniche e successivamente riportate a uno stato funzionale, con ripresa dell’attività neuronale. I risultati indicano che, in condizioni controllate, i neuroni sono in grado di recuperare proprietà elettriche e sinaptiche anche dopo una quasi totale cessazione del movimento molecolare.

Nel lavoro, campioni dell’ippocampo — regione chiave per apprendimento e memoria — sono stati raffreddati fino a −196 °C. A tali temperature, i processi biologici risultano sostanzialmente arrestati. Tuttavia, una volta sottoposto a un protocollo di riscaldamento adeguato, il tessuto ha mostrato il recupero dell’eccitabilità neuronale, della trasmissione sinaptica e della plasticità, inclusi fenomeni assimilabili al potenziamento a lungo termine.

Elemento centrale della procedura è la vetrificazione. A differenza del congelamento tradizionale, che comporta la formazione di cristalli di ghiaccio responsabili di danni strutturali, la vetrificazione utilizza crioprotettori per indurre uno stato solido amorfo. In questo stato, l’acqua non cristallizza ma assume una configurazione simile al vetro, preservando l’integrità ultrastrutturale delle cellule e delle connessioni sinaptiche.

Nonostante l’efficacia osservata su campioni di piccole dimensioni, permangono rilevanti limitazioni. La distribuzione uniforme dei crioprotettori in organi complessi, la tossicità di tali sostanze, gli squilibri osmotici e le difficoltà nel controllo dei gradienti termici rappresentano ostacoli sostanziali. Inoltre, le osservazioni attuali sono limitate a finestre temporali brevi, poiché il tessuto cerebrale isolato va incontro a degradazione spontanea nel giro di ore.

L’estensione di questi risultati al cervello umano, in particolare in termini di recupero funzionale completo dopo conservazione prolungata, non è attualmente realizzabile. Rimane tuttavia possibile, in linea teorica, la preservazione della struttura fisica del cervello, mentre la riattivazione globale e coordinata delle sue funzioni rappresenta una sfida ancora aperta.

In termini semplici, il processo consiste nel “mettere in pausa” il cervello senza danneggiarlo. Invece di congelarlo formando ghiaccio, lo si porta in uno stato simile al vetro che mantiene intatte le sue strutture interne. Quando viene riscaldato con attenzione, i neuroni possono riprendere a funzionare, come se il sistema fosse stato temporaneamente sospeso.

https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.2516848123?utm

http://fau.eu/2026/03/news/extrem-tiefgekuehlte-hirnregion-kann-nach-auftauen-wieder-elektrische-lernreize-verarbeiten/