Cosa mangiavano i Sumeri?  Scoperti i segreti e la dieta di 4.500 anni fa

Dall'analisi dello smalto dentale emerge la "Metropoli delle disuguaglianze": ecco come la dieta svela il rango sociale nella Mesopotamia di 4500 anni fa.

Le recenti analisi bioarcheologiche condotte sui resti osteologici rinvenuti nel sito di Abu Tbeirah, nel sud dell’Iraq, stanno fornendo dati senza precedenti sulla stratificazione sociale e le abitudini quotidiane della civiltà sumerica del III millennio a.C. Attraverso l’applicazione della spettrometria di massa per l’analisi degli isotopi stabili dello stronzio e dell’ossigeno estratti dallo smalto dentale, i ricercatori hanno potuto mappare con estrema precisione la mobilità e il regime alimentare degli individui sepolti nel sito.

I risultati indicano una dieta differenziata non solo su base geografica, ma strettamente legata allo status socio-economico. Mentre l’élite locale mostrava un consumo regolare di proteine animali e cereali selezionati, le classi subalterne presentano tracce di una dieta basata prevalentemente su risorse idriche locali, come pesci di palude e molluschi, integrati da cereali minori. Questa distinzione biochimica conferma l’esistenza di un sistema di redistribuzione delle risorse estremamente gerarchizzato, dove l’accesso a determinati alimenti fungeva da vero e proprio indicatore di rango.

L’analisi delle micro-usura dentale ha inoltre rivelato l’utilizzo dei denti come “terza mano” in attività artigianali specifiche, come la filatura e la lavorazione di fibre vegetali. Questo dato suggerisce una specializzazione del lavoro che coinvolgeva attivamente la struttura fisica degli individui, lasciando segni indelebili che oggi ci permettono di ricostruire le dinamiche lavorative di una delle prime reti urbane della storia.

Considerati i creatori della prima grande civiltà urbana della storia, fiorirono nella Mesopotamia meridionale (l’odierno Iraq) tra il IV e il III millennio a.C. Non erano un impero unificato, ma un insieme di potenti città-stato indipendenti – come Ur, Uruk, Lagash e la stessa Abu Tbeirah – spesso in competizione tra loro, ma unite da una lingua, una religione e una cultura comuni.

A loro dobbiamo invenzioni rivoluzionarie che utilizziamo ancora oggi, seppur in forme evolute. Furono i primi a sviluppare un sistema di scrittura complesso, la scrittura cuneiforme, inizialmente per scopi amministrativi e contabili, poi per la letteratura e le leggi. Idearono sistemi avanzati di irrigazione per dominare le piene dei fiumi Tigri ed Eufrate, trasformando deserti in terre fertili. A loro si attribuisce l’invenzione della ruota, del tornio da vasaio e del sistema sessagesimale per la misurazione del tempo (i 60 minuti e i 60 secondi) e degli angoli.

Erano una società profondamente gerarchica, governata da re-sacerdoti che amministravano sia il potere politico che quello religioso, centralizzato nei grandi templi a terrazze chiamati Ziggurat. La loro visione del mondo era intrisa di una complessa mitologia politeista, dove gli dèi controllavano ogni aspetto della natura e della vita umana. Studiare i Sumeri significa, quindi, esplorare le radici stesse della nostra organizzazione sociale, politica e tecnologica.

https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0200709