9.000 anni fa, a Gerusalemme, vennero costruiti pavimenti che la scienza moderna fatica ancora a replicare

Le analisi chimiche sui pavimenti di un villaggio di 9.000 anni fa vicino a Gerusalemme svelano una formula segreta che l'uomo ha dimenticato e riscoperto solo millenni dopo

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Un’ingegneria dei materiali perduta nel tempo, custodita sotto i pavimenti di un villaggio vecchio di novemila anni. Yonah Maor dell’Israel Antiquities Authority ha scoperto sulle colline della Giudea che le comunità del Neolitico dominavano una tecnologia chimica così complessa che finora era stata attribuita esclusivamente alla maestria edilizia dell’Impero Romano. Un divario cronologico di ben ottomila anni azzerato dagli scavi effettuati nel sito archeologico di Motza, a cinque chilometri a ovest di Gerusalemme.

Gli esami di laboratorio escludono il caso: quegli artigiani vissuti nel Neolitico pre-ceramico B (tra il 7100 e il 6700 a.C.) sapevano esattamente cosa stavano facendo. Lo studio, condotto in collaborazione con il Weizmann Institute of Science e pubblicato sul Journal of Archaeological Science, rivela l’esistenza di due fornaci arcaiche poco profonde, scavate nel terreno l’una accanto all’altra. Una era destinata alla cottura del comune calcare; l’altra era riservata alla dolomite.

Separare i due materiali era fondamentale. La dolomite è una roccia ricca di carbonato di calcio e magnesio che richiede temperature inferiori rispetto al calcare per decomporsi, ma il processo chimico per trasformarla in legante è estremamente instabile. Se cotta male, la miscela si deteriora. Gli abitanti di Motza riuscirono a padroneggiare questo ciclo termico ottenendo un intonaco molto più resistente, duro e impermeabile rispetto alla calce tradizionale.

L’area di scavo, estesa su oltre tre ettari e indagata tra il 2015 e il 2021 prima della costruzione di un’autostrada, ha restituito più di cento pavimenti intonacati all’interno di venti complessi abitativi. I pavimenti più antichi si sono presentati agli archeologi in uno stato di conservazione straordinario, rifiniti e persino decorati con pigmento rosso. Al contrario, le strutture più recenti mostravano superfici più sottili, friabili e porose, segno che col passare dei secoli quella straordinaria competenza tecnica andò progressivamente perduta.

Per mappare la struttura microscopica del materiale, il team di ricerca ha impiegato tecniche d’avanguardia: spettroscopia a infrarossi, diffrazione dei raggi X e microscopia elettronica a scansione. I dati hanno evidenziato un fenomeno che ha sorpreso gli stessi scienziati (la dolomite presente nei pavimenti si era completamente ricristallizzata insieme alla calcite durante la presa dell’intonaco). Si tratta di una reazione chimica complessa, che la scienza moderna fatica a replicare in laboratorio e che si riteneva fisicamente impossibile per una civiltà priva di strumenti metallici o scrittura.

Nessun manuale d’istruzioni è sopravvissuto a quell’era, ma la chimica impressa nella pietra parla chiaro. La tecnologia della malta dolomitica non è stata un’invenzione di Vitruvio o degli ingegneri di Roma antica: è nata nel deserto millenni prima, per poi svanire nel nulla.

Credito: Maor et al.

https://www.zmescience.com/science/archaeology/neolithic-builders-near-jerusalem-made-advanced-plaster-8000-years-before-the-romans