Demenza: 14 Fattori di Rischio e Come Prevenirla

Scopri come hobby e attività possono ridurre il rischio di demenza.

La demenza: un problema crescente in Australia

La demenza è diventata la principale causa di morte in Australia, con circa 446.000 persone che convivono con questa complessa condizione cerebrale. Questa malattia può compromettere gravemente la memoria, il pensiero e il comportamento, portando a una diminuzione della qualità della vita. Le proiezioni sono preoccupanti: si stima che entro il 2065 il numero di individui affetti da demenza raddoppierà, un dato che mette in evidenza l’urgenza di affrontare questa problematica. È importante notare che il rischio di sviluppare demenza non è solo legato a fattori genetici o all’età avanzata. Ricerche recenti suggeriscono che fino al 40% dei casi di demenza potrebbe essere attribuito a fattori modificabili legati allo stile di vita, come le attività ricreative e gli hobby che scegliamo di praticare. Comprendere questi aspetti è fondamentale per adottare misure preventive efficaci.

Fattori di rischio modificabili per la demenza

La Commissione Lancet ha identificato 14 fattori di rischio modificabili associati alla demenza, analizzando dati provenienti da studi internazionali. Questi fattori possono influenzare la probabilità di sviluppare demenza in età avanzata. Tra i principali fattori di rischio troviamo:

  • Istruzione insufficiente durante l’infanzia
  • Perdita dell’udito
  • Sedentarietà
  • Obesità
  • Diabete
  • Colesterolo elevato
  • Ipertensione, soprattutto in età media
  • Fumo, particolarmente in età adulta
  • Consumo eccessivo di alcol
  • Perdita della vista non trattata
  • Inquinamento atmosferico
  • Traumi cranici
  • Depressione
  • Isolamento sociale

È fondamentale sottolineare che la presenza di questi fattori non implica colpa per chi sviluppa demenza. Tuttavia, le scelte quotidiane possono avere un impatto significativo sulla salute del cervello nel lungo periodo.

Questi tipi di attività potrebbero aiutarti a invecchiare meglio e non sono esercizio
Attività cognitive come i puzzle possono aiutare a mantenere il cervello attivo mentre invecchi. Jose Luis Pelaez Inc/DigitalVision/Getty Images

Mantenere il cervello attivo attraverso hobby e attività

Il concetto di riserva cognitiva è cruciale per comprendere come mantenere il cervello attivo. L’istruzione, l’occupazione stimolante e altre attività mentalmente impegnative favoriscono la creazione di connessioni neurali nel cervello. Le persone con una riserva cognitiva più elevata tendono a gestire meglio i cambiamenti legati all’età e alle malattie cerebrali. Le evidenze scientifiche indicano che hobby e attività ricreative possono contribuire ad accrescere la nostra riserva cognitiva. Una revisione sistematica ha dimostrato che chi partecipa regolarmente ad attività ricreative ha un rischio significativamente inferiore di sviluppare demenza. Le attività possono essere suddivise in tre categorie:

  • Attività fisiche, come camminare
  • Attività cognitive, come risolvere puzzle
  • Attività sociali, come unirsi a un club

Tutte queste categorie sono state associate a un ridotto rischio di demenza, evidenziando l’importanza di un approccio olistico alla salute cerebrale.

La ricerca di un hobby efficace

La ricerca attuale non ha identificato un hobby “magico” per prevenire la demenza. Uno studio giapponese ha monitorato oltre 22.000 persone senza demenza per 11 anni, scoprendo che coloro che avevano almeno un hobby durante la mezza età presentavano un rischio inferiore del 19% di sviluppare demenza disabilitante. Coloro che praticavano più hobby hanno mostrato un ulteriore miglioramento, con una riduzione del rischio di circa il 23%. Anche studi condotti in Australia hanno confermato risultati simili, evidenziando che attività di alfabetizzazione e pensiero critico, come scrivere o risolvere puzzle, erano associate a una diminuzione del rischio di demenza compresa tra il 9% e l’11%. Questa scoperta è rassicurante, poiché non è necessario cercare l’hobby “perfetto”, ma piuttosto uno che susciti interesse e possa essere praticato regolarmente.

I tuoi hobby riducono il rischio di demenza? 4 domande da porti
Gli aspetti sociali degli hobby potrebbero essere la cosa da prioritizzare. Abraham Gonzalez Fernandez/Moment/Getty Images

Combinare i benefici per la salute cerebrale

Le ricerche suggeriscono che gli hobby contribuiscono a ridurre il rischio di demenza integrando diversi elementi che supportano la salute cerebrale. Tra questi elementi troviamo:

  • Sfide cognitive, come l’apprendimento di nuove abilità
  • Attività fisica, come ballare e giardinaggio
  • Riduzione dello stress, poiché condizioni come la depressione sono associate a un rischio maggiore di demenza
  • Connessione sociale, dato che l’isolamento sociale è un importante fattore di rischio per la demenza

Per combinare questi ingredienti, si può considerare l’esempio del gioco delle carte. Giocare a solitario sul telefono può soddisfare il requisito cognitivo, ma organizzare una serata di carte settimanale con amici aggiunge movimento, sollievo dallo stress e connessione sociale. Da una prospettiva di salute cerebrale, la seconda opzione risulta decisamente più vantaggiosa.

Strategie per mantenere il cervello sano

Sebbene gli hobby non rappresentino una soluzione definitiva contro la demenza, costituiscono un approccio pratico e piacevole per ridurre diversi fattori di rischio. Se stai considerando di intraprendere un hobby per migliorare la salute del tuo cervello, è utile porsi alcune domande: questo hobby mi sfiderà mentalmente? Mi incoraggerà a muovermi regolarmente? Solleverà il mio umore o mi darà un senso di scopo? Mi permetterà di connettermi con altre persone? Maggiore è il numero di risposte affermative, più è probabile che il tuo hobby contribuisca a mantenere il tuo cervello sano e attivo.

Questo articolo è stato redatto da Ruth Brookman, ricercatrice presso il MARCS Institute for Brain, Behaviour & Development della Western Sydney University, e Celia Harris, professoressa associata in Scienze Cognitive presso la stessa università. La pubblicazione è ripresa da The Conversation con licenza Creative Commons.