Un’ombra circolare perfetta di centottanta metri di diametro interrompe la stesa di roccia vulcanica sui fianchi del monte Arsia, nella regione di Tharsis. Le immagini inviate dalla fotocamera HiRISE a bordo della sonda Mars Reconnaissance Orbiter mostrano un abisso che sprofonda in verticale nella crosta marziana. Una volta regolata la luminosità degli scatti tratti dal volo dell’orbiter, i geofisici hanno notato che la luce solare riesce a illuminare soltanto una parte della parete interna, radendo un fondo di sabbia liscia che degrada verso sud-est.
Il geofisico Ross Beyer ha cercato di verificare se questa voragine isolata rappresenti un semplice pozzo o la finestra d’accesso a una vasta rete di gallerie sotterranee. Su Marte il magma fluiva un tempo in canali coperti che, svuotandosi dopo la fine dell’attività vulcanica, hanno lasciato caverne tubolari vuote. L’indebolimento del soffitto di queste strutture crea aperture note come lucernari vulcanici. L’interesse per queste formazioni è legato al fatto che le caverne sotterranee proteggerebbero eventuali forme di vita o i futuri esploratori umani dalle radiazioni cosmiche quotidiane e dall’escursione termica della superficie.
La geometria dell’apertura sull‘Arsia Mons lascia aperta più di un’interpretazione. Sebbene la conformazione assomigli ai lucernari identificati sulle Hawaii, dove il crollo del terreno avviene a grandi profondità senza creare veri e propri tunnel laterali comunicanti, i calcoli basati sui modelli digitali del terreno indicano una cavità profonda almeno centosettantotto metri. La gravità marziana, notevolmente inferiore a quella terrestre, consente in teoria la formazione di condotti magmatici molto più ampi di quelli strictly terrestri. Senza poter osservare ciò che si nasconde dietro le pareti in ombra, l’ipotesi che il pozzo conduca a un vuoto più vasto rimane un interrogativo aperto.
L’assenza di pendenze dolci rende impossibile l’invio di rover a ruote tradizionali dentro il precipizio, poiché qualsiasi discesa diretta distruggerebbe il veicolo. Nei piani di esplorazione si prevede quindi l’impiego di droni volanti e robot speleologi, progettati per calarsi nelle fessure e tracciare la prima mappa tridimensionale dell’interno.
https://www.sciencealert.com/nasa-found-strange-holes-on-mars-scientists-arent-sure-what-made-them


