Carne e cancro: un maxi studio rivela nuovi dettagli sulla correlazione

Un imponente studio internazionale pubblicato sull'International Journal of Cancer ha analizzato per oltre 14 anni le abitudini alimentari di 450.112 partecipanti per valutare l'impatto del consumo di carne sugli adenocarcinomi dello stomaco e dell'esofago. I dati indicano che 30 grammi giornalieri aggiuntivi di carni lavorate aumentano il rischio di cancro gastrico del 9% e di adenocarcinoma esofageo del 13%. Mentre la carne rossa non lavorata non ha mostrato associazioni significative con questi specifici tumori, è emerso un inatteso incremento del rischio del 20% nel tumore gastrico inferiore e medio tra le donne che consumano 20 grammi al giorno di carni bianche non lavorate.

salsicce di manzo

Un imponente studio internazionale pubblicato sull’International Journal of Cancer ha analizzato per oltre 14 anni le abitudini alimentari di 450.112 partecipanti per valutare l’impatto del consumo di carne sugli adenocarcinomi dello stomaco e dell’esofago. I dati indicano che 30 grammi giornalieri aggiuntivi di carni lavorate aumentano il rischio di cancro gastrico del 9% e di adenocarcinoma esofageo del 13%. Mentre la carne rossa non lavorata non ha mostrato associazioni significative con questi specifici tumori, è emerso un inatteso incremento del rischio del 20% nel tumore gastrico inferiore e medio tra le donne che consumano 20 grammi al giorno di carni bianche non lavorate.

L’impatto della dieta sui tumori del tratto digerente ha ora una mappa numerica precisa. Un’ulteriore conferma sui pericoli derivanti dal consumo di carne lavorata arriva da una ricerca internazionale pubblicata sull’International Journal of Cancer, che ha tracciato per una media di 14,1 anni la salute e l’alimentazione di 450.112 individui.

L’analisi epidemiologica condotta dal team di ricerca ha correlato in modo diretto l’assunzione di insaccati e carni conservate all’insorgenza degli adenocarcinomi gastrici ed esofagei. Ogni dose aggiuntiva di 30 grammi al giorno di carne lavorata comporta un incremento del 9% del rischio di sviluppare un tumore allo stomaco (con particolare incidenza per la variante intestinale) e del 13% per l’adenocarcinoma dell’esofago. Il meccanismo patogenetico è legato all’alto contenuto di sale, che irrita la mucosa gastrica innescando infiammazioni croniche, oltre che ai nitriti e ai composti cancerogeni che si formano durante i processi di conservazione e cottura.

L’indagine ha riservato sorprese scindendo le carni rosse non lavorate da quelle bianche. Per le carni rosse fresche non è emersa un’associazione statisticamente significativa con queste specifiche forme tumorali, mentre un incremento quotidiano di 20 grammi di carne bianca non lavorata è stato associato a un aumento del 20% del rischio di cancro nella porzione medio-inferiore dello stomaco, limitatamente al campione femminile.

Tra le ipotesi esplicative per questo dato figurano i sottoprodotti del metabolismo proteico, le alterazioni del microbiota intestinale e le sostanze derivanti da determinate tecniche di cottura ad alta temperatura.

In sostanza: ogni hot dog o fetta di salume in più aumenta in modo calcolabile il rischio di tumore allo stomaco, confermando che la conservazione chimica della carne è un fattore altamente tossico per le pareti digerenti.

https://www.sciencealert.com/giant-study-unravels-the-links-between-meat-consumption-and-stomach-cancer

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