Mercurio dista dal Sole circa 58 milioni di chilometri, la metà rispetto a Venere. Riceve un flusso di radiazioni quasi quattro volte superiore, eppure non è il pianeta più caldo del sistema solare. La differenza la fa l’involucro gassoso. Mercurio è privo di una vera atmosfera: possiede soltanto una sottilissima esosfera composta da atomi strappati dal vento solare. Senza uno scudo che trattiene l’energia, il calore assorbito durante il lungo giorno mercuriano viene irradiato direttamente nello spazio non appena la superficie volge al buio. Il risultato è un’escursione termica estrema: si passano i 430 °C sul lato esposto al Sole per piombare a -180 °C nella notte, portando la temperatura media globale a circa 167 °C.
Venere funziona all’opposto. La sua atmosfera è una coltre densa e pesante, composta per oltre il 96% da anidride carbonica, che genera alla superficie una pressione novanta volte superiore a quella terrestre. La radiazione solare riesce a penetrare l’ingombrante strato di nubi venusiane, ma una volta trasformata in calore viene bloccata. L’anidride carbonica impedisce alla radiazione infrarossa di disperdersi verso lo spazio, innescando un effetto serra incontrollato. Non c’è notte che tenga: la spessa coperta gassosa distribuisce la temperatura in modo omogeneo su tutto il pianeta, mantenendo la superficie costantemente attorno ai 465 °C, un valore sufficiente a fondere il piombo. Il calore di un pianeta non dipende solo dalla distanza dalla sua stella, ma dalla capacità della sua atmosfera di intrappolare l’energia ricevuta.


