Il 25 ottobre 2026, quando le foreste della Pennsylvania centro-settentrionale erano accese di rosso e oro, il satellite Landsat 8 ha fotografato la Pine Creek Gorge: una gola lunga circa 72 chilometri e profonda fino a 460 metri. L’immagine è stata acquisita dallo strumento OLI (Operational Land Imager), a bordo del satellite gestito dalla NASA e dall’U.S. Geological Survey (USGS), e pubblicata dal NASA Earth Observatory in un articolo di Lindsey Doermann.
Soprannominata il Grand Canyon della Pennsylvania, la gola attraversa le foreste dell’altopiano degli Allegheny. Si estende da Ansonia verso sud fino alla confluenza del Pine Creek con il ramo occidentale del fiume Susquehanna e raggiunge la massima profondità nei pressi di Waterville. A differenza dei canyon desertici del Sud-Ovest, qui i versanti sono coperti da una vegetazione rigogliosa, che in autunno si trasforma in una distesa di colori.
I ghiacciai contribuirono a modellare la gola, ma non furono loro a scavarla direttamente. In passato il Pine Creek scorreva verso nord. Durante l’ultima era glaciale, i ghiacciai avanzarono da nord-est, sbarrarono il fiume e riempirono la valle formando laghi. Quando l’acqua tracimò, il corso del fiume cambiò direzione e cominciò a scorrere verso sud.

Dopo il ritiro dei ghiacci, il Pine Creek continuò a scavare il proprio letto verso sud. Rocce e sabbia depositate dallo scioglimento glaciale ostacolarono il ritorno del fiume al vecchio corso settentrionale. Le acque di fusione continuarono a riversarsi nella valle, approfondendola e contribuendo a darle la forma attuale.
Le immagini satellitari del 9 e del 25 ottobre 2026 mostrano il cambiamento del fogliame nel corso di quelle settimane. Le foreste intorno alla gola sono composte soprattutto da latifoglie settentrionali e querce, con tsughe e pini bianchi. In autunno, gli alberi decidui tingono il paesaggio di rosso e oro, colori che ricordano quelli delle rocce del celebre canyon dell’Arizona. Una fotografia scattata l’11 ottobre 2009 dal Colton Point State Park mostra la gola durante la stagione del foliage.
La storia della foresta, però, non è sempre stata così suggestiva. Nei primi decenni del XIX secolo, la crescente domanda di legname spinse i taglialegna a sfruttare gli alberi della zona. Sui versanti crescevano pini bianchi e tsughe con tronchi di diversi piedi di diametro, oltre a grandi latifoglie. Il legname dei pini era richiesto per costruire gli alberi delle navi, mentre la corteccia delle tsughe veniva usata per conciare le pelli. Prima dell’arrivo delle ferrovie, i tronchi venivano trasportati lungo il Pine Creek fino al Susquehanna, in enormi flottazioni.
All’inizio del XX secolo, decenni di disboscamento avevano lasciato il territorio così spoglio da fargli guadagnare il soprannome di «deserto della Pennsylvania». Da allora la foresta è ricresciuta e la fauna è tornata a popolare la zona: tra gli animali presenti ci sono orsi neri, coyote, linci rosse, serpenti a sonagli dei boschi e numerose specie di uccelli canori.
Nel 1968, un’area di circa 12.000 ettari è stata designata National Natural Landmark. Oggi i visitatori possono osservare la gola da diversi punti lungo il suo percorso, compresi vari parchi statali e il Pine Creek Rail Trail. Le immagini satellitari sono state realizzate da Michala Garrison per il NASA Earth Observatory usando dati Landsat dell’USGS; la fotografia del 2009 è di fishhawk, via Flickr.





Fonte: science.nasa.gov


