La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Antiquity e condotta da un gruppo di studiosi dell’Università di Varsavia, ha esaminato campioni di capelli e unghie, capaci di conservare tracce delle sostanze assunte nei mesi precedenti alla morte. Tutti gli otto bambini presentavano segni di consumo di coca, probabilmente attraverso la masticazione delle foglie. Questa pratica potrebbe aver avuto una funzione religiosa, ma anche pratica: alleviare la stanchezza e i sintomi del mal di montagna durante i lunghi pellegrinaggi verso santuari situati anche oltre i 6.000 metri di altitudine.
In quattro casi sono state individuate tracce di alcol, probabilmente derivante dalla chicha, una bevanda fermentata a base di mais. Secondo gli studiosi, potrebbe essere stata somministrata per calmare le vittime. Particolarmente interessante è il caso di Juanita, la celebre mummia del vulcano Ampato, nella quale è stata rilevata la presenza di armina, un composto associato alle piante utilizzate tradizionalmente per preparare l’ayahuasca. I risultati dimostrano che il rituale non seguiva uno schema unico, ma variava in base ai luoghi sacri e alle tradizioni religiose locali.


