A White Sands le impronte umane attraversano 1.800 anni di siccità e cambiamenti del paesaggio

Le tracce del Nuovo Messico risalgono a 23.500-21.700 anni fa. Lo studio, guidato dallo USGS e pubblicato su Science Advances, ricostruisce il clima a intervalli di circa 50 anni.

Human fossil tracks at White Sands New Mexico

Le impronte di White Sands National Park, nel Nuovo Messico, risalgono a un periodo compreso tra 23.500 e 21.700 anni fa e mostrano che le persone continuarono a percorrere la riva di un lago per quasi 2.000 anni, mentre il paesaggio cambiava rapidamente. In circa un secolo una grave siccità trasformò il lago in una distesa di fango salato; nello stesso periodo, una foresta di conifere lasciò spazio a querce e salvia. La ricostruzione, basata su strati di sedimenti che registrano il clima ogni circa 50 anni, è stata condotta da un gruppo guidato da Kathleen Springer e Jeffrey Pigati dello U.S. Geological Survey. Jessica Tierney, dell’University of Arizona, ha ricostruito le condizioni climatiche analizzando il fango. Lo studio è stato pubblicato su Science Advances.

«Anche se queste impronte sono rimaste sepolte nel fango di gesso per oltre 20.000 anni, sembrano quelle di qualcuno che abbia camminato sulla playa ieri», ha detto Tierney. «È un’occasione incredibilmente rara per ricostruire il paleoclima e integrarlo con l’archeologia esattamente nello stesso luogo». La playa è una distesa pianeggiante e salata che si forma quando un lago si prosciuga.

Il gruppo ha ampliato una trincea scavata nel 2020: da 11 metri è passata a 25, portando da sette a 20 il numero degli strati contenenti impronte. La maggior parte delle tracce misurate era compatibile con piedi di bambini. Delle 152 impronte analizzate, 72 sono state attribuite a bambini di circa sei anni e 12 a bambini di circa 12 anni; otto appartenevano a bambini sotto i quattro anni e 60 ad adolescenti o adulti.

Negli stessi strati sono state trovate tracce di mammut, bradipi terricoli, canidi e forse orsi, oltre ai segni di persone che trascinavano carichi su pali. Non sono emerse tracce di un accampamento: per questo i ricercatori interpretano White Sands come un luogo di passaggio, non di insediamento.

Per datare le impronte, lo studio ha affrontato una contestazione sulle analisi precedenti, pubblicate nel 2021. Quelle datazioni si basavano sui semi di una pianta acquatica del lago; secondo alcuni critici, i semi avrebbero potuto assorbire carbonio antico dall’acqua e apparire così più vecchi della loro età reale. Il polline di pino, invece, deriva da alberi che hanno assorbito carbonio dall’aria e non presenta lo stesso problema. Le precedenti datazioni basate sul polline, tuttavia, avevano margini d’incertezza superiori a 2.000 anni, troppo ampi per chiarire la questione.

Il laboratorio dello USGS ha separato fino a 75.000 granuli di polline da ciascun campione con una macchina per la selezione cellulare e ha misurato la quantità di carbonio moderno introdotta durante il processo. In questo modo, il margine d’incertezza delle datazioni del polline si è ridotto di cinque volte. Le nuove date sono risultate più recenti di quelle ottenute dai semi degli stessi strati, con differenze fino a 1.330 anni al radiocarbonio. Le datazioni corrette collocano le impronte tra 23.500 e 21.700 anni fa.

I sedimenti più antichi della trincea si formarono in presenza di acqua stagnante, tra circa 24.200 e 23.600 anni fa, quando il lago Otero copriva il sito. Pini, abeti e pecci rappresentavano il 40% del polline trasportato dai venti dalle montagne. Per stimare la temperatura dell’aria, i ricercatori hanno analizzato i grassi prodotti dai microbi nel fango, la cui composizione varia con la temperatura. La stima è di circa 12 °C, circa 4 °C in meno rispetto a oggi.

In seguito il lago iniziò a ritirarsi. Da circa 23.600 anni fa, l’argilla lacustre fu sostituita da limo e sabbia trasportati dall’acqua sulla terraferma, mentre querce e salvia presero il posto della foresta di conifere. Il riscaldamento accelerò intorno a 22.400 anni fa; negli strati più superficiali si accumularono gesso e sale, residui dell’evaporazione.

A White Sands il clima si stava riscaldando mentre il resto dell’emisfero settentrionale continuava a raffreddarsi, fino a circa 18.000 anni fa. Dati oceanici raccolti al largo della California mostrano un riscaldamento precoce simile. Secondo gli autori, il fenomeno potrebbe aver interessato una parte più ampia del Sud-Ovest degli Stati Uniti.

Tra 24.200 e 23.600 anni fa il bacino era umido. L’idrogeno conservato nelle cere delle foglie indica che le piogge invernali arrivavano dal Pacifico, anziché dai monsoni estivi. Poi, circa 23.200 anni fa, si verificò una siccità grave ma breve: l’acqua diventò più salata, si diffusero pini piñon e ginepri resistenti alla siccità e il lago poco profondo si trasformò in una distesa di fango, bagnata solo in alcune zone. Il più antico strato con impronte risale proprio a questa fase, quando il terreno appena emerso diventò percorribile.

Lo stesso periodo è registrato nelle carote di ghiaccio della Groenlandia come un improvviso riscaldamento, uno dei numerosi bruschi cambiamenti climatici dell’era glaciale. Le datazioni delle impronte hanno margini d’errore inferiori a quelli delle carote di ghiaccio; gli autori ritengono quindi che i sedimenti di White Sands possano aiutare a stabilire con maggiore precisione quando avvenne l’evento. «Questo ci dice che i cambiamenti locali dell’aridità a White Sands furono notevoli e seguirono le variazioni del clima globale», ha detto Tierney.

Intorno a 22.700 anni fa si verificò un altro periodo umido, testimoniato dall’argilla depositata da uno stagno di breve durata. Negli strati più bagnati, la quota di polline della pianta acquatica arrivò al 60%. Le persone continuarono a camminare lungo la riva durante tutte queste trasformazioni. Per gli autori, questo suggerisce che il lago, pur in fase di prosciugamento, continuasse a offrire risorse.

Springer ha osservato che i primi esseri umani della regione «furono testimoni in tempo reale di un ambiente in rapido cambiamento, percepibile nell’arco di una vita umana: è un dato su cui riflettere». Ed Jolie, curatore dell’Arizona State Museum, di origine oglala lakota e hodulgee muscogee, ha detto che i risultati «rendono più umana la storia profonda dei popoli indigeni delle Americhe». Ha aggiunto che sono coerenti con le tradizioni orali delle nazioni native, secondo cui i loro popoli sono presenti in queste terre da tempo immemorabile. Un approfondimento sui popoli indigeni delle Americhe ripercorre la storia millenaria delle comunità native.

Le impronte, però, non permettono di stabilire quante persone attraversarono il sito. Il conteggio è approssimativo: alcune aree scavate sono piccole e affollate di tracce, quindi le stime per ciascuno strato non possono essere usate per calcolare la popolazione. Anche le età dedotte dalla lunghezza dei piedi sono indicative.

Resta inoltre da chiarire il legame tra il riscaldamento della Groenlandia e la siccità di White Sands. Tierney e i suoi colleghi non sanno ancora perché un picco di riscaldamento in Groenlandia avrebbe prosciugato una valle del Nuovo Messico. Individuare il meccanismo è il loro prossimo obiettivo; la risoluzione temporale di circa 50 anni dei dati di White Sands offre una base per mettere alla prova le diverse ipotesi.

Fonte: earth.com

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