Declino del Linguaggio Naturale: 60% in 170 Anni

Un'analisi del legame tra linguaggio e connessione con la natura

Un recente studio condotto dallo psicologo Miles Richardson dell’Università di Derby, nel Regno Unito, ha rivelato un preoccupante declino nel linguaggio utilizzato per esprimere il nostro legame con la natura. Questo fenomeno è attribuito alle crescenti pressioni della vita moderna, che tendono a isolare gli individui dal mondo naturale. Per analizzare l’evoluzione della connessione tra esseri umani e natura nel corso del tempo, Richardson ha esaminato una vasta gamma di testi, avvalendosi dei dati forniti da Google Books Ngram Viewer, che coprono un arco temporale dal 1800 al 2019. Questo studio mette in luce l’importanza di comprendere come il linguaggio che utilizziamo possa riflettere il nostro rapporto con l’ambiente circostante.

Il declino del linguaggio legato alla natura

Il ricercatore ha focalizzato la sua attenzione su 28 termini specifici legati alla natura, come “fiume”, “prato”, “becco”, “costa” e “ramo”. Ha scelto di escludere i nomi delle specie, poiché, come spiega, questi termini tendono a essere più tecnici e impersonali, risultando anche più suscettibili a variazioni legate alle tendenze delle popolazioni faunistiche o all’influenza di guide all’identificazione. L’analisi di Richardson suggerisce che il linguaggio che utilizziamo per descrivere la natura è in declino, il che potrebbe avere implicazioni significative per la nostra percezione e interazione con l’ambiente.

Un declino significativo nel tempo

Richardson sottolinea che le parole analizzate riflettono ciò che le persone notavano, apprezzavano e scrivevano nel corso della storia. Tracciando l’uso di questi termini nel tempo, emerge un chiaro declino di circa il 60%, in particolare a partire dal 1850, un periodo caratterizzato da un’accelerazione dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione. Tuttavia, questo approccio presenta delle limitazioni: il campione di testi disponibili nel dataset di Google e la selezione delle parole da parte di Richardson possono introdurre dei bias. Ad esempio, l’esclusione di termini più ambigui, che rappresentano l’intersezione tra natura e vita umana, come “coltivazioni” o “giardino”, potrebbe influenzare i risultati. È fondamentale considerare questi aspetti per una comprensione più completa del fenomeno.

grafico a linee con gli anni sull'asse x dal 1800 al 2000, e la connessione con la natura sull'asse y, da 20 a 70. una linea blu etichettata 'parole della natura' e una linea rossa etichettata 'modello basato su agenti' seguono entrambe una curva di tendenza negativa simile.
Grafico temporale della connessione con la natura modellata linea rossa e la linea obiettivo della connessione con la natura linea blu.
linea rossa

Ricerche parallele e conferme

Non è la prima volta che si osserva una diminuzione dei riferimenti alla natura nella cultura contemporanea. Anche i ricercatori della London Business School hanno raggiunto conclusioni simili nel loro studio del 2017, che ha analizzato opere di narrativa, testi musicali e trame cinematografiche. È interessante notare che i dati raccolti sui libri mostrano una correlazione significativa con un modello informatico sviluppato da Richardson stesso, il quale simula la diminuzione della nostra connessione con la natura dal 1800 al 2020. La parte sorprendente di questo modello, rappresentato da una linea rossa, ha mostrato una corrispondenza straordinaria con il reale declino nell’uso delle parole legate alla natura, con un margine di errore inferiore al 5%. Questi risultati evidenziano l’urgenza di affrontare il tema della connessione con l’ambiente.

La necessità di un cambiamento trasformativo

La simulazione ha evidenziato un significativo allontanamento dalla natura, in gran parte a causa di una frattura generazionale. Richardson sottolinea l’importanza di instillare un legame con la natura nei bambini, un compito che si fa sempre più difficile in un contesto di crescente urbanizzazione e degrado ecologico. La connessione con la natura è ora riconosciuta come una delle cause principali della crisi ambientale, un punto di vista condiviso anche dal giornalista del Guardian, Patrick Barkham, che ne evidenzia l’importanza per il benessere mentale e sociale. È evidente la necessità di un cambiamento trasformativo se desideriamo modificare la nostra relazione con il mondo naturale. La ricerca di Richardson è stata pubblicata sulla rivista Earth, contribuendo a un dibattito sempre più urgente sulla nostra interazione con l’ambiente e sulla necessità di preservare il nostro legame con la natura.