C’è qualcosa che sta invadendo il nostro cuore: l’allarme dei medici è senza precedenti

Trovata una sostanza artificiale all'interno dei tessuti cardiaci umani: lo studio conferma il legame diretto con l'aumento dei decessi improvvisi.

Non si vede ad occhio nudo, ma è lì. Un team di chirurghi e ricercatori ha appena fatto una scoperta che sta lasciando senza parole la comunità medica internazionale: all’interno dei tessuti cardiaci e delle arterie umane è stata trovata una presenza estranea che non dovrebbe esistere. Non si tratta di un virus o di un batterio, ma di frammenti di microplastica, sostanza che ormai circola nel nostro sangue come un ospite invisibile e silenzioso. I dati emersi dallo studio sono preoccupanti. Analizzando le placche rimosse dalle arterie di centinaia di pazienti, i medici hanno notato che chi ospita queste particelle nel proprio sistema circolatorio ha un rischio quasi quadruplo di subire infarti o ictus rispetto agli altri. Questa sostanza agisce come un acceleratore per le malattie cardiovascolari, scatenando infiammazioni croniche che distruggono il corpo dall’interno.

Ma come ci è finita lì dentro? La risposta è in quello che facciamo ogni singolo giorno: è nel cibo che compriamo, nell’acqua che beviamo e persino nell’aria che respiriamo. La contaminazione è ormai così diffusa che la scienza sta correndo ai ripari per capire come proteggere il cuore da questa invasione che nessuno aveva previsto con tale gravità. Lo studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ha evidenziato una presenza significativa di microplastiche e nanoplastiche (MNPs) all’interno delle placche aterosclerotiche carotidee. Attraverso tecniche di microscopia elettronica e analisi chimica, i ricercatori hanno identificato particelle di polietilene e cloruro di polivinile (PVC) nel tessuto vascolare di un’ampia percentuale di pazienti monitorati. L’aspetto più rilevante sotto il profilo fisiopatologico è l’associazione tra la presenza di questi materiali e un incremento dei marcatori infiammatori, come l’interleuchina-18 e la proteina C-reattiva. Questi dati suggeriscono che i frammenti sintetici non siano inerti, ma agiscano come fattori pro-infiammatori capaci di destabilizzare le placche, aumentando sensibilmente l’incidenza di eventi trombotici acuti. Nonostante la gravità della scoperta, la scienza sta già indicando la via d’uscita. La capacità del nostro corpo di rigenerarsi è straordinaria se gli forniamo gli strumenti giusti: ridurre l’uso di contenitori plastici per cibi caldi e filtrare l’acqua domestica può abbattere drasticamente l’esposizione quotidiana. Molte aziende stanno già sostituendo i polimeri sintetici con materiali biocompatibili che il corpo umano può smaltire naturalmente.

Fonte: https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2309822