Il vuoto dello spazio non possiede una densità molecolare sufficiente a trasmettere odori percepibili dall’olfatto umano. Tuttavia, le missioni della Stazione Spaziale Internazionale hanno registrato ripetute segnalazioni da parte degli equipaggi in merito a una particolare impronta olfattiva riscontrata sulle tute e sulle attrezzature al termine delle attività esterne. Nei rapporti di debriefing post-missione, diversi astronauti hanno descritto questa sensazione olfattiva richiamando in modo specifico l’odore di carne bruciata, metallo caldo e fumi di saldatura. Il fenomeno si verifica durante le operazioni di ripressurizzazione della camera di sblocco. Secondo le rilevazioni chimiche, l’apertura dei portelloni mette in contatto i residui accumulati sul tessuto esterno con l’atmosfera pressurizzata della stazione. Una delle cause individuate riguarda l’interazione dell’ossigeno atomico, presente nello spazio esterno a causa della dissociazione dei raggi ultravioletti solari, con i materiali delle tute. Una volta all’interno dell’abitacolo, tali atomi isolati si legano alle molecole d’aria formando ozono, composto chimico associato a un odore pungente di tipo metallico.
Un secondo fattore è legato alla presenza di idrocarburi policiclici aromatici dispersi nello spazio interstellare, derivanti dai processi di degradazione delle stelle morenti. Tali molecole organiche si depositano sulle superfici esterne e vengono percepite all’interno dell’ambiente chiuso dopo il rientro. Sono composti analoghi a quelli che si generano durante la cottura della carne ad alte temperature, motivo per cui i tecnici riconducono a questa matrice chimica la nota olfattiva percepita dagli equipaggi. Le analisi condotte sui campioni di tessuto confermano che la combinazione tra queste particelle e l‘ambiente ripressurizzato genera reazioni di ossidazione rapide. L’indagine su questi residui chimici consente agli ingegneri aerospaziali di valutare la resistenza dei materiali polimerici utilizzati per le tute e di monitorare l’usura dei componenti meccanici sottoposti all’irraggiamento solare diretto e alle variazioni termiche estreme tipiche dell’orbita terrestre bassa.

