Gli astronauti hanno sentito uno strano odore nello spazio. Eccco il perché

L'analisi dei tecnici della NASA riguardo alle particelle residue rilevate sulle tute al termine delle attività extraveicolari.

Il Mar Rosso fotografato da un astronauta a bordo della Stazione Spaziale Internazionale nel 2016.

Il vuoto dello spazio non possiede una densità molecolare sufficiente a trasmettere odori percepibili dall’olfatto umano. Tuttavia, le missioni della Stazione Spaziale Internazionale hanno registrato ripetute segnalazioni da parte degli equipaggi in merito a una particolare impronta olfattiva riscontrata sulle tute e sulle attrezzature al termine delle attività esterne. Nei rapporti di debriefing post-missione, diversi astronauti hanno descritto questa sensazione olfattiva richiamando in modo specifico l’odore di carne bruciata, metallo caldo e fumi di saldatura. Il fenomeno si verifica durante le operazioni di ripressurizzazione della camera di sblocco. Secondo le rilevazioni chimiche, l’apertura dei portelloni mette in contatto i residui accumulati sul tessuto esterno con l’atmosfera pressurizzata della stazione. Una delle cause individuate riguarda l’interazione dell’ossigeno atomico, presente nello spazio esterno a causa della dissociazione dei raggi ultravioletti solari, con i materiali delle tute. Una volta all’interno dell’abitacolo, tali atomi isolati si legano alle molecole d’aria formando ozono, composto chimico associato a un odore pungente di tipo metallico.

Un secondo fattore è legato alla presenza di idrocarburi policiclici aromatici dispersi nello spazio interstellare, derivanti dai processi di degradazione delle stelle morenti. Tali molecole organiche si depositano sulle superfici esterne e vengono percepite all’interno dell’ambiente chiuso dopo il rientro. Sono composti analoghi a quelli che si generano durante la cottura della carne ad alte temperature, motivo per cui i tecnici riconducono a questa matrice chimica la nota olfattiva percepita dagli equipaggi. Le analisi condotte sui campioni di tessuto confermano che la combinazione tra queste particelle e l‘ambiente ripressurizzato genera reazioni di ossidazione rapide. L’indagine su questi residui chimici consente agli ingegneri aerospaziali di valutare la resistenza dei materiali polimerici utilizzati per le tute e di monitorare l’usura dei componenti meccanici sottoposti all’irraggiamento solare diretto e alle variazioni termiche estreme tipiche dell’orbita terrestre bassa.

https://www.nasa.gov/space-science-and-astrobiology-at-ames/interesting-fact-of-the-month-current/interesting-fact-of-the-month-2021

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