Un imponente piastrone di ghiaccio staccatosi dal ghiacciaio Petermann, nel nord della Groenlandia, ha urtato la costa di Joe Island. Contro ogni previsione dei glaciologi, la struttura non si è frantumata nell’impatto e ha proseguito la sua deriva alla velocità di tre chilometri al giorno lungo lo stretto di Nares, rappresentando una potenziale insidia per la navigazione e rischiando di incagliarsi sui fondali bassi dell’Artico.
La massa di ghiaccio staccatasi dal ghiacciaio Petermann, nel nord della Groenlandia, ha urtato la costa di Joe Island senza sbriciolarsi. Adam Garbo, glaciologo dell’Università di Ottawa tra i primi a monitorare la traiettoria della struttura attraverso i rilevamenti satellitari, ha registrato l’impatto nello stretto di Nares. Un evento del tutto imprevisto: la particolare conformazione dei piastroni generati dal Petermann li rende solitamente più sottili — con uno spessore medio inferiore ai 150 metri — e decisamente più vulnerabili rispetto ai blocchi imponenti prodotti da altri apparati glaciali come il Jakobshavn o l’Helheim.
Nel 2010 uno scontro analogo avvenuto nello stesso braccio di mare aveva spaccato in due una formazione simile. Questa volta, invece, la placca ha incassato l’urto con la roccia, proseguendo la sua rotta verso sud a una velocità costante di circa tre chilometri al giorno.
La spinta combinata delle correnti oceaniche e dei venti nell’Artico sta spingendo il gigante direttamente verso le rotte di navigazione commerciali.
Il viaggio attraverso lo stretto di Nares resta comunque vincolato alla complessa morfologia dei fondali marini. Non si esclude infatti che la massa possa incagliarsi lungo le secche che circondano le isole di Baffin o Coburg, ripetendo una dinamica già documentata dai ricercatori nei decenni passati.
In sostanza: un blocco di ghiaccio grande quanto una città sta scivolando nell’oceano ad alta velocità, e nemmeno lo scontro frontale con un’isola di roccia è riuscito a fermarlo o a romperlo.


