A prima vista Bennu sembra un enorme masso sospeso nello spazio, ma la realtà è molto diversa. Il celebre asteroide studiato dalla missione NASA OSIRIS-REx sarebbe infatti molto più fragile di quanto suggerisca il suo aspetto. Una nuova ricerca ha stimato che il materiale presente sulla sua superficie sia addirittura circa 50 volte più debole del caffè appena macinato.
Bennu appartiene alla categoria degli asteroidi chiamati “rubble pile”, cioè corpi che non sono costituiti da un unico blocco compatto di roccia. Sono piuttosto grandi aggregati di frammenti, massi e polvere che rimangono insieme soprattutto grazie alla loro stessa gravità. Le osservazioni della sonda OSIRIS-REx avevano già mostrato quanto fosse particolare la sua superficie, ricca di rocce e con una struttura molto diversa da quella di un corpo roccioso solido.
Il nuovo studio, pubblicato su Nature Communications, ha cercato di capire quanto sia realmente resistente questo materiale. Per farlo, i ricercatori hanno sviluppato un modello che tiene conto non soltanto delle dimensioni delle particelle, ma anche della loro forma e del modo in cui si incastrano tra loro. È un dettaglio importante, perché la resistenza di un insieme di granelli non dipende semplicemente dal materiale di cui sono composti.
I risultati sono sorprendenti. Nel punto di Bennu analizzato dalla ricerca, la resistenza alla trazione della superficie risulta inferiore a un pascal. In determinate condizioni considerate dal modello, il valore potrebbe scendere addirittura nell’intervallo tra 0,001 e 0,01 pascal. Per avere un termine di paragone, i ricercatori hanno confrontato questo materiale con un cilindro formato da caffè appena macinato: la superficie di Bennu risulterebbe circa 50 volte più debole.
Il motivo è legato anche alla bassissima gravità dell’asteroide. Sulla Terra il peso tende a comprimere e compattare i materiali granulari, mentre su un piccolo asteroide come Bennu questo effetto è molto più limitato. I frammenti possono quindi rimanere relativamente separati, lasciando spazi vuoti e formando una struttura estremamente fragile.
Questa scoperta aiuta a spiegare alcuni comportamenti osservati su Bennu e potrebbe essere importante anche per le future missioni che dovranno atterrare su asteroidi simili. Una superficie che sembra solida nelle immagini può infatti reagire in modo molto diverso quando viene toccata da una sonda.
Capire quanto siano resistenti questi corpi è importante anche per studiare la loro evoluzione. Asteroidi di questo tipo possono deformarsi, perdere materiale e modificare la propria superficie molto più facilmente di quanto farebbe un grande blocco roccioso.
Bennu, quindi, non è soltanto una roccia nello spazio. Sotto la sua superficie si nasconde un gigantesco ammasso di detriti tenuti insieme da una gravità debolissima. E proprio questa struttura potrebbe spiegare perché un asteroide apparentemente compatto sia, in realtà, sorprendentemente fragile.


