Il telescopio Webb ha trovato qualcosa di impossibile: due pianeti che non dovrebbero stare insieme

Un sistema planetario a 190 anni luce dalla Terra ospita un gigantesco hot Jupiter e un mini-Nettuno in una configurazione che gli astronomi ritenevano quasi impossibile.

A circa 190 anni luce dalla Terra esiste un sistema planetario che sta mettendo in crisi alcune delle idee più consolidate sulla formazione dei pianeti. Gli astronomi hanno infatti osservato una coppia cosmica considerata quasi impossibile: un gigantesco “hot Jupiter, un pianeta gassoso simile a Giove ma estremamente vicino alla propria stella, accompagnato da un mini-Nettuno ancora più interno. Una configurazione che, secondo i modelli tradizionali, non dovrebbe esistere.

Gli hot Jupiter sono infatti soprannominati pianeti “solitari”. La loro enorme massa e la potente gravità tendono a destabilizzare o espellere eventuali pianeti più piccoli presenti nelle orbite vicine. Eppure il sistema TOI-1130 sembra aver infranto questa regola. Qui un mini-Nettuno sopravvive incredibilmente all’interno dell’orbita del gigante gassoso, completando un giro attorno alla stella in appena quattro giorni, mentre il gigantesco hot Jupiter impiega otto giorni.

La scoperta iniziale del sistema risale al 2020 grazie ai dati del telescopio spaziale TESS della NASA, ma ora il James Webb Space Telescope ha fornito dettagli completamente nuovi sull’atmosfera del pianeta più piccolo. Ed è proprio qui che emerge il vero mistero.

Gli astronomi hanno analizzato la composizione atmosferica del mini-Nettuno trovando grandi quantità di vapore acqueo, anidride carbonica, anidride solforosa e tracce di metano. Un’atmosfera molto “pesante”, ricca di molecole complesse che non dovrebbe essersi formata così vicino alla stella, dove le temperature elevate tendono normalmente a favorire atmosfere leggere dominate da idrogeno ed elio.

Secondo i ricercatori, questo significa che entrambi i pianeti si sarebbero formati molto più lontano, oltre la cosiddetta “frost line”, la regione fredda del disco protoplanetario dove acqua e sostanze volatili possono congelarsi sotto forma di ghiaccio. In quell’ambiente i pianeti avrebbero accumulato enormi quantità di materiali ricchi di ghiaccio e gas pesanti, per poi migrare lentamente verso l’interno del sistema mantenendo però la loro composizione originaria.

La scoperta è particolarmente importante perché rappresenta una delle prime prove dirette che alcuni mini-Nettuni possano nascere oltre la linea del ghiaccio e successivamente spostarsi verso la stella insieme a pianeti giganti. Questo scenario potrebbe spiegare molte delle strane architetture planetarie osservate nella Via Lattea negli ultimi anni.

I mini-Nettuni sono in realtà tra i pianeti più comuni della galassia, nonostante nel nostro Sistema Solare non ne esista nessuno. Gli hot Jupiter, invece, sono mondi estremi: giganti gassosi arroventati che orbitano vicinissimi alla propria stella. Vedere queste due categorie convivere nello stesso sistema in una configurazione stabile era considerato altamente improbabile.

Gli astronomi ritengono che TOI-1130 possa rappresentare un indizio fondamentale per comprendere come si formano e migrano i pianeti nei sistemi stellari giovani. Più vengono scoperti mondi alieni, infatti, più emerge una realtà sorprendente: l’universo è molto meno ordinato e prevedibile di quanto gli scienziati immaginassero fino a pochi anni fa.